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Antonio Carioti

Il cardinale Umberto di Moyenmoutier, inviato papale, il 16 luglio 1054 entrò nella basilica di Santa Sofia e depose sull’altare una bolla di condanna e di scomunica rivolta al patriarca Michele Cerulario

«Prima o Dopo» è uno dei giochi del Corriere della Sera. Ogni giorno viene proposta una sfida di cultura generale: una sequenza di dieci eventi da collocare correttamente lungo una linea del tempo, in ordine cronologico. «Prima o Dopo» consiste nel capire se un determinato evento è accaduto prima o dopo rispetto agli altri della lista, fino a ricostruire l’ordine corretto dell’intera sequenza. Ogni mercoledì, sul sito del Corriere, viene svelata la data di uno degli eventi del gioco, fornendo un indizio utile per completare la griglia e avvicinarsi alla soluzione finale. Un modo per mettere alla prova la propria memoria storica, la logica temporale e la conoscenza degli eventi che hanno segnato la storia.

16 luglio 1054Il gesto era apparentemente banale, ma le conseguenze furono epocali e persistono tuttora, a quasi mille anni di distanza. Il 16 luglio 1054, a Costantinopoli, l’inviato del papa Umberto di Moyenmoutier, cardinale di Silva Candida, entrò nella basilica di Santa Sofia e depose sull’altare una bolla di condanna e di scomunica rivolta al patriarca Michele Cerulario, da tempo in rotta con il pontefice Leone IX. A quella mossa si fa risalire lo scisma d’Oriente, cioè la rottura storica tra la Chiesa cattolica latina e la Chiesa ortodossa greca. Nel Novecento molto si è fatto per attenuare l’effetto della disputa, a partire dall’incontro tra papa Paolo VI e il patriarca di Costantinopoli Atenagora a Gerusalemme il 5 gennaio 1964, a cui seguì l’anno dopo una fondamentale Dichiarazione comune. Ma gli strascichi del conflitto sono emersi anche di recente. Il fatto che i croati siano cattolici e i serbi ortodossi ha pesato nelle guerre che hanno funestato la ex Jugoslavia negli anni Novanta del secolo scorso. E tra le cause che hanno scatenato la tragedia dell’Ucraina va annoverata, anche se non in primo piano, la presenza nella ex repubblica sovietica della minoritaria Chiesa uniate – cioè fedele al papa anche se di rito greco – a suo tempo repressa brutalmente dal potere comunista.