<p>Il conflitto russo-ucraino ha cambiato il modo in cui si fa la guerra e la trasformazione è lampante se si guarda all’<strong>industria dei droni</strong>. </p> <p>Come anticipato dal <em>Financial Times</em>, nella mattina di lunedì 15 luglio l’Unione Europea ha autorizzato Kiev ad <strong>acquistare componenti cinesi</strong> per costruire droni utilizzando una parte dei <strong>fondi del programma europeo per la difesa</strong>.
Si parla di «guerra low cost» ed è quella che Kiev ha trasformato in un vantaggio strategico, producendo velivoli a basso costo rispetto agli esemplari europei realizzati dai big della difesa come<strong> Rheinmetall.</strong> </p> <p> </p> <h2><strong>Non solo l’Ucraina</strong></h2> <p>Ma adesso anche la Nato, il Regno Unito e la Germania si stanno muovendo in questa direzione.
«La difesa del futuro si sta evolvendo verso un campo di battaglia stratificato, dove, ad esempio, un carro armato non si limiterà a sparare proiettili; <strong>lancerà anche droni</strong>, riceverà dati di puntamento in tempo reale da satelliti e veicoli aerei senza pilota, condividerà informazioni sul campo di battaglia e opererà come parte di una forza in rete», ha affermato alla <em>Cnbc</em> <strong>Loredana Muharremi</strong>, analista di Morningstar. </p> <p> </p> <p>Non a caso l’Alleanza Atlantica guidata dall’olandese <strong>Mark Rutte</strong> ha annunciato un <strong>investimento da oltre 40 miliardi di dollari</strong> in capacità anti-drone nel prossimo lustro.














