Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 12:07
Negli ultimi anni i droni a basso costo hanno trasformato il modo di fare guerra.
L’Ucraina si è imposta come protagonista nell’uso tattico di questi mezzi, schierandone decine di migliaia ogni mese grazie a un ecosistema di innovazione civile-militare che include ingegneri e nuove start-up di stampa 3D. Oltre ai fronti terrestri, i droni ucraini sono stati impiegati anche in operazioni marittime nel Mar Nero, con attacchi in stile kamikaze contro navi e infrastrutture offshore. Successivamente, il loro impiego si è diversificato, e alcuni USV MAGURA sono stati equipaggiati con missili aria-aria per abbattere caccia ed elicotteri russi. A ciò si aggiungono gli USV portadroni che si distinguono per la presenza di una sorta di hangar situato al centro dell’imbarcazione.
L’esperienza ucraina dimostra come piattaforme economiche possano produrre effetti strategici rilevanti su grandi distanze soprattutto in contesti bellici moderni. Anche la Russia dal suo canto ha accelerato il processo: da un impiego limitato è passata a una dottrina UAV pienamente istituzionalizzata, con ampio uso di droni FPV, maggiormente versatili, per la correzione del tiro d’artiglieria, ricognizione e attacchi loitering.






