Il caso è diventato politico. Perché Giuseppe Barboni, l’imprenditore 38enne balzato agli onori delle cronache dopo aver aggredito e picchiato (sabato scorso) un iracheno che bloccava il traffico sul lungomare di San Benedetto del Tronto, è un militante di Futuro nazionale e in passato ha strizzato l’occhio ad altri partiti. La sua famiglia era molto legata all’ex ministro Remo Gaspari, storico leader della Dc abruzzese. Non solo: Giuseppe è il figlio di un cugino di Antonio Barboni, il coordinatore provinciale e leader di Forza Italia a Rimini, nonché ex senatore. Ma "io e lui non abbiamo più rapporti da almeno 6-7 anni – ci tiene a precisare Antonio Barboni, interpellato sulla vicenda – Mi sono allontanato da lui perché non condividevo alcuni suoi atteggiamenti". Ma sull’aggressione compiuta a San Benedetto da Giuseppe, filmata e da lui stesso pubblicata sui social, il dirigente riminese di FI preferisce "non commentare". Ieri invece ha rotto il silenzio il generale Roberto Vannacci, fondatore e leader di Futuro nazionale: "Ho visto il filmato solo oggi (ieri per chi legge, ndr). Sono sempre stato contrario alla violenza, salvo quando è giustificata da esigenze di legittima difesa: questo non mi sembra il caso". Vannacci prende le distanze dal comportamento di Giuseppe Barboni, che è stato – in passato – anche campione italiano di lotta greco-romana. Nel frattempo l’iracheno aggredito, a cui i sanitari hanno diagnosticato ferite guaribili in 14 giorni, ieri è andato a presentare la denuncia contro l’aggressore. Ora è tutto in mano alla Procura di Ascoli. E la polizia ha trasmesso una corposa informativa su Barboni nella quale, secondo alcune fonti, sarebbero stati riportati numerosi elementi riguardanti la figura dell’imprenditore.
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Il segretario di FI: "Ho interrotto ogni rapporto"











