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Cesare Zapperi

Barboni ha colpito un iracheno che bloccava il traffico a San Benedetto del Tronto: «È stato giusto fare così»

MILANO «Ho fatto quello che bisognava fare». Giuseppe Barboni non indietreggia, ma avanza, secondo i dettami di Roberto Vannacci, il suo leader di riferimento. Dopo il vivace corpo a corpo di sabato sera con un immigrato di origine irachena che, probabilmente alterato dall’alcol, si era piazzato in mezzo alle strisce pedonali e bloccava il traffico sul lungomare di San Benedetto del Tronto, difende la sua reazione e dopo un’ospitata alla Zanzara spiega: «Mi sarei aspettato una medaglia invece delle critiche».

Trentotto anni, per sua definizione «imprenditore del lusso», guida il Luxury Private group, società che fornisce a clienti facoltosi viaggi su jet privati, ville da capogiro e yacht infiniti, anche se qualcuno e si scrive che si tratterebbe di una società senza dipendenti e dall’attività piuttosto oscura. E lui minaccia querela. Barboni è figlio di un noto avvocato con la passione per la politica e nipote di un ex senatore di Forza Italia. Con la politica ha feeling da sempre ma il tentativo di guadagnarsi un posto al sole, anche da semplice candidato sindaco, non è approdato a nulla. Ama la bella vita e sui suoi profili vanta flirt con star e amicizie con personaggi del mondo del cinema e della tv. Anche per questo è stato ribattezzato «Briatore 3.0».