Cibo è il nostro inserto mensile che racconta il mondo attraverso ciò che mangiamo. Esce l'ultimo sabato di ogni mese sulla app di Domani e in edicola. In ogni numero svisceriamo un tema diverso con articoli, approfondimenti e commenti: questo mese parliamo di come la lingua della moda si intreccia con quella del settore gastronomico, dalla foodification dei vestiti alle collaborazioni tra grandi chef e maison. Qui troverete man mano tutti gli altri articoli di questo numero. In questa pagina, invece, tutti gli altri articoli di Cibo, che è anche una newsletter gratuita. Ci si iscrive a questo link.

«Peel slowly and see», ovvero «Sbuccia lentamente e guarda». Era il 1967 e sulle prime copie dell’esordio della band di Lou Reed, The Velvet Underground and Nico, si scorgeva un adesivo rimovibile con questa scritta allusiva. Era rivolta a una delle copertine più celebri della storia del rock: la banana gialla su sfondo bianco firmata dal pop artist Andy Warhol. Sotto lo sticker, si nascondeva una scandalosa banana color rosa carne, con tutta la sua carica provocatoria.

A partire dal banana album, il potere simbolico del cibo ha fatto irruzione in decine di copertine musicali, dalla black music al pop anni Sessanta, fino alla scena hip hop del nuovo millennio. E come spiega Bruno Surace, semiologo dell’Università di Torino, ha a che fare «con l’ideologia della prosperità degli Stati Uniti post-’45, che spesso le copertine hanno parodiato, sfruttando al tempo stesso il suo potenziale di consumo».