Ci sono derby che dividono una città Roma contro la Lazio, che dividono l’Italia in due: la Juve contro l’Inter o contro il Napoli. Ma nessuna di queste rivalità è secondo me pari alla rivalità tra Argentina e Inghilterra. Che per la quinta volta nella storia dei Mondiali di calcio giocheranno contro, e la posta in gioco per questo imminente incontro sarà la finale, contro Francia o Spagna che giocano già stasera.

Non stiamo parlando solo di calcio, ovvio. È la storia di due Paesi all’estremo, nord vs. sud, latini vs. anglosassoni, e che nel 1982 si sono fatti la guerra sul serio, per un arcipelago spelacchiato che gli inglesi chiamano Falklands e gli argentini continuano a chiamare Malvinas. 74 giorni di conflitto, centinaia di morti. Quella ferita non si è mai davvero rimarginata, e ogni volta che le due nazionali scendono in campo, torna a bruciare un po’, e ritorna la rivalità sul campo e in mare (in guerra).

C’è un dettaglio che dice molto della psicologia del tifo inglese, che nella sua storia ha mischiato spesso elementi bellici con quelli calcistici: sugli spalti, tra i sostenitori dei Tre Leoni, circola da decenni un coretto da stadio nato originariamente contro la Germania (altra storica rivale in campo e in guerra), che si intona su un’aria di una vecchia filastrocca popolare e il cui ritornello recita più o meno così: “Two World Wars and one World Cup, doo dah, doo dah” — due guerre mondiali e un Mondiale di calcio. Un coro senza autore, tramandato di stadio in stadio, nato per punzecchiare i tedeschi ma pronto all’occorrenza a colpire chiunque capiti a tiro.