Sembra di essere in una Milano che nessuno ha più visto da decenni. Dietro i mattoni rossi della Porta Ticinese medievale, quella che i milanesi hanno sempre chiamato “la Cicca” perché più piccola delle altre porte della cinta muraria, si apre un mondo rimasto sospeso nel tempo. Una manciata di appartamenti vuoti, cucine anni Sessanta, bagni quadrati, corridoi stretti, scale a chiocciola consumate e carta da parati diversa a ogni piano. Dalle finestre entrano il rumore dei tram e la vista sulle Colonne di San Lorenzo. Sembra una casa. In realtà è uno dei monumenti più antichi della città.
Per la prima volta il Comune ha aperto le porte dell’edificio agli operatori interessati a immaginarne il futuro. Tra architetti, associazioni culturali e imprenditori c’erano anche i gestori di Highline Galleria, che osservavano terrazzi e passaggi sopraelevati immaginando nuove possibili destinazioni. È uno dei venti immobili pubblici messi a bando da Palazzo Marino per essere restituiti alla città senza essere venduti, ma attraverso concessioni a soggetti che ne garantiscano una funzione pubblica.
La visita comincia dal civico 51A di corso di Porta Ticinese. Un normale portone conduce in un edificio di quattro piani che fino a pochi anni fa ospitava cinque alloggi popolari. Poi, salendo, ci si accorge che quella non è una casa qualunque. Le scale si restringono, i soffitti cambiano altezza e, all’improvviso, si sbuca sul terrazzo. È il punto più sorprendente del percorso: un camminamento sospeso sopra corso di Porta Ticinese che collega le due torri medievali come un piccolo ponte privato, invisibile a chi ogni giorno passa sotto l’arco. Da una parte scorrono tram, biciclette e pedoni; dall’altra il silenzio di un edificio rimasto chiuso per anni.







