Salari bassi, cambiare si può
Primo mese a 1 €
Uno degli “Striscioni della salute“ esposti dal Comitato
Trenta metri lineari, poco più di trenta passi di una persona adulta. E sette, fra locali e ristoranti. Con edifici alti e un “riverbero“ che riempie strada, case e teste. Certo, via della Viola non è stata mai così “viva“, così “centrale“, così frequentata. Ma... C’è un “ma“ grande come tutte le famiglie che lungo quella centralissima strada e lungo le viuzze laterali vivono, vedono trascorrere la loro quotidianità cadenzata da giorni “sì“ e giorni “no“. I giorni “no“ sono il venerdì e il sabato quando via della Viola diventa il fulcro della movida, il cuore pulsante della vita cittadina, con decine e decine (e decine!) di ragazzi che vi si riversano. Lì e lungo le stradine che corrono vicine. Bicchiere in mano, voglia di divertirsi, sorrisi e gioventù. Niente di strano, non fosse che i residenti non ne possono più, che vivono la movida come un “assedio“. "Paghiamo noi il costo sociale di questa situazione. Vengono lesi i nostri diritti alla salute, alla residenzialità e alla vivibilità del quartiere che abbiamo scelto o nel quale viviamo da sempre": a parlare è la professoressa Enza Caruso, docente universitaria, che vive nella zona di via della Viola e che parla per il Comitato il cui nome è già un programma, “Residenti e resistenti“. "Centoventi giorni l’anno, nel fine settimana per intenderci, ci è impedito di vivere una normale quotidianità – continua la professoressa Caruso –. Dobbiamo tener chiuse, serrate, le finestre, anche quando è caldissimo. Il rumore supera ogni possibile immaginazione. Ne facciamo una questione di vivibilità e di diritto alla salute". E la richiesta è semplice: chiude prima i locali. Perché, con la chiusura alle 1.30, ad esempio, chi sta trascorrendo la serata in via della Viola, seppure senza locali a disposizione, si ferma lì, a chiacchierare, magari anche per una o due ore. E non solo a chiacchierare: le mura degli edifici delle vie laterali spesso, troppo spesso, diventano latrine a cielo aperto. E al rumore, quindi, si aggiungono problematiche nient’affatto irrilevanti igienico-sanitarie. Il Comune ha allestito un bagno pubblico che, però, a una certa ora chiude. Ci sono anche gli informatori civici, che indirizzano e “aiutano“, ma sono impossibilitati a contenere una tal mole di gente. Senza parlare, poi, dei problemi di sicurezza in caso di un’emergenza per l’affollamento e le difficoltà a transitare. "Noi, però – continua Enza Caruso a nome del Comitato – ne facciamo una questione di vivibilità. Non possono essere i cittadini a pagare i costi sociali della “rinascita“ di via della Viola". E per questo è partito un esposto alla Procura e a tutti gli enti preposti (Comune, Asl, Arpa, polizia locale e via dicendo). L’appello del Comitato è chiaro: "Occorre trovare un equilibrio tra il diritto di chi consuma, di chi lavora e di chi ci vive".










