Protestano, in molti. Sono i titolari dei locali. «Fanno prima a chiuderci. Con le nuove regole del Comune non si può lavorare più», dice, ad esempio, Giulio Pianese che gestisce da anni il suo locale “Lo Spritz” in piazza Bellini. «Daremo battaglia. Abbiamo già contattato gli avvocati», avverte.
Ma c’è anche l’altra voce, quella dei residenti, quella che racconta il punto di vista di chi ci vive nel cuore della movida a Napoli. Dice Luigi Moccia: «Vanno bene nuove regole, ma servono i controlli per farle rispettare. Le norme ci sono già contro gli schiamazzi, ma io alle 5 di mattina vago per la casa, sveglio per chi canta e urla in strada. Alle 8 sono di turno in ospedale». Tecnico di laboratorio vive in vico Quercia, tra i residenti del centro storico che di sera si affolla di giovani con la voglia di divertirsi. «Qui anche i tassisti si rifiutano di venire, ma se chiami le forze dell’ordine non arriva nessuno», conclude Moccia.
Al momento la delibera della giunta Manfredi contro la movida fracassona non convince né gli imprenditori né i residenti, le due parti del problema affrontato con un nuovo dispositivo che dovrà essere approvato in consiglio comunale a settembre. Circoscrive la sperimentazione della stretta, con lo stop alla vendita da asporto alle 22 e due ore dopo niente drink, ai tavoli all’esterno, nei confini tra piazza Bellini, vico Quercia, via Cisterna dell’Olio e strade vicine. La zona calda di una polemica lunga anni. Da qui i comitati di residenti hanno fatto partire azioni legali, riuscendo a ottenere risarcimenti dal Comune e il diktat dei magistrati alla giunta Manfredi di assumere provvedimenti. Contesta il primo punto Giulio Pianese: «Dalle 22 chi viene da me non può comprare un drink o una birra per bere in piazza con gli amici. Ma noi a quell’ora cominciamo a lavorare. A Napoli ci sono baretti con un interno di 9 metri quadrati. Saranno ridotti al fallimento».







