HomeMilanoCronacaDisabilità cognitiva discriminata. Stessi bisogni, ma regole diverse: "Gratis solo chi è in sedia a rotelle"La denuncia di Giusy, madre di un ragazzo di 15 anni nello spettro autistico e con sindrome di Down "Mio figlio non è autosufficiente ma deve pagare perché l’ingresso libero è per chi non cammina".La denuncia di Giusy, madre di un ragazzo di 15 anni nello spettro autistico e con sindrome di Down "Mio figlio non è autosufficiente ma deve pagare perché l’ingresso libero è per chi non cammina".Ricevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguiciAnastasioGiusy si è imbattuta in una concezione della disabilità decisamente restrittiva. Una concezione in base alla quale l’unica disabilità che merita piena considerazione è quella motoria, quella che si vede. Un conto è chi non è in grado di camminare sulle proprie gambe, chi si muove su una sedia a rotelle. Tutt’altro conto è chi invece cammina. E non importa se abbia una disabilità cognitiva o intellettiva o una neurodivergenza che pregiudichi la sua autosufficienza. Perché il punto da considerare dovrebbe essere innanzitutto questo: la non autosufficienza. Una concezione vecchia e senza fondamento di sorta, quella di cui sopra. Eppure viene applicata spesso e volentieri da chi gestisce i luoghi del tempo libero, dello svago o della cultura per discriminare tra persone con disabilità che possono beneficiare dell’ingresso gratuito a quei luoghi e persone con disabilità che non possono, che devono pagare. In alcuni casi una tariffa agevolata, in altri ordinaria. Dipende. Arbitrarietà totale.