di
Giacomo Valtolina
Accolto dal Tribunale il ricorso della madre di un 12enne: ordinata l’immediata sostituzione dell’insegnante di sostegno. Le frasi registrate dall'allievo con il suo tablet
«Nel 2023 cercavo per mio figlio di 12 anni, affetto da disturbo dello spettro autistico con grave sintomatologia ansiosa, una scuola secondaria di primo grado. Con due obiettivi: consentirgli di proseguire il percorso bilingue e trovare una realtà inclusiva con strumenti e competenze specifiche». Tuttavia l’«eccellenza pubblicizzata» dalla Mile school e la «realtà quotidiana dell’inclusione» nell’istituto paritario della Barona non sono risultate coincidere per la madre di un ragazzo, tanto da costringere all’intervento il Tribunale. Con un’ordinanza cautelare d’urgenza (ex art. 700 cpc), la prima sezione civile ha accolto, lo scorso febbraio, il ricorso della madre, ordinando all’istituto l’immediata sostituzione dell’insegnante di sostegno, riscontrandone l’inidoneità rispetto alla gestione delle specifiche fragilità del minore.
La decisione del giudici si è basata su elementi documentali e registrazioni audio reputate ammissibili, attivate dallo stesso 12enne sul proprio Ipad. Memorie che hanno confermato uno scenario di «malessere» crescente, in «diretto legame causale» con il nuovo docente, subentrato al secondo anno, che si rivolgeva all’alunno con espressioni svalutative e accuse di essere «disonesto», «bugiardo» e di «trasformare le cose per metterlo in difficoltà». Parole esemplificative del «rapporto creatosi», «inidoneo a realizzare gli obiettivi del Pei (Piano educativo individualizzato, ndr)», anche alla luce delle dettagliate relazioni degli specialisti dell’Istituto Besta, che prescrivevano esplicitamente di «evitare colpevolizzazioni» per tutelare l’«autostima» dell’alunno. E che chiamano in causa anche la dirigenza dell’istituto paritario. La cui «omissione di soluzioni alternative volte a ridurre il disagio del minore», «esigibili secondo il criterio del “ragionevole accomodamento”», in quanto «onere non sproporzionato ed eccessivo», «rende prospettabile» la «discriminazione indiretta», anche in virtù dei colloqui con il preside in cui l’alunno esponeva il «forte disagio rispetto al nuovo docente».








