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Mara Rodella

In appello accolta la ricostruzione dell’accusa. La difesa farà ricorso: la donna era assistente ad personam della piccola.

Non furono «soltanto» lesioni, come sancito dal verdetto di primo grado. La sentenza viene pronunciata nel tardo pomeriggio. E accoglie, in toto, le richieste formulate ore prima dal sostituto procuratore generale Pier Umberto Vallerin: la Corte d’appello (presidente Francesco Nappo) ha condannato a 2 anni e sei mesi un’educatrice bresciana di 37 anni anche per maltrattamenti aggravati — la contestazione più pesante — oltre che per lesioni, ai danni della bimba affetta da autismo che al momento dei fatti non aveva ancora compiuto sette anni, della quale nella primavera 2022 era assistente ad personam in una scuola elementare della Bassa.

Più che raddoppiata la condanna inflitta dal tribunale: un anno, pena sospesa, limitatamente agli episodi del 27 e 28 aprile di quattro anni fa. Cioè quando, dopo le denunce della madre della bimba che scoprì una serie di lividi, i carabinieri arrestarono in flagranza l’imputata interrompendo in tempo reale la lezione, contestualmente immortalata dalle telecamere installate dagli inquirenti nell’aula dell’istituto. Se «per il Tribunale è mancata la prova regina, cioè le dichiarazioni della bambina a riscontro dei maltrattamenti» quindi dell’abitualità della condotta «violenta», per il sostituto pg, di contro, la stessa presunta vittima «ha detto più volte, alla mamma, pur con tutte le difficoltà dettate dalla sua condizione, chi fosse stata a farle male, indicando in foto l’imputata».