Non solo la sentenza è corretta e la condanna è giusta, non essendoci nessun elemento portato dalla difesa in grado di far riconsiderare le gravissime omissioni. Ma, a giudizio dei giudici d'Appello, è congrua anche la pena più alta del minimo edittale inflitta a Francesca Rocca e Chiara Colonnelli nel processo per l'investimento di Lavinia Montebove, la bambina in coma vegetativo da 7 anni, da quando cioè aveva solo 16 mesi. Venne travolta dall'auto della mamma di un'altra bambina del nido «La Fattoria di Mamma Cocca», a Velletri nel 2018, mentre era da solo in uno spazio antistante la struttura che fungeva da parcheggio. Nessuna attenuante, si legge infatti nelle motivazioni di secondo grado depositate pochi giorni fa, può essere riconosciuta alle due imputate. Non può esserlo la loro condotta processuale, nella quale «non hanno mai manifestato segni di resipiscenza, pur a fronte della estrema gravità delle condotte dalle stesse realizzate». Né può esserlo il parziale risarcimento avviato da Colonnelli, «intervenuto solo in una fase successiva all'avvio del procedimento e si è realizzato esclusivamente per effetto dell'intervento della compagnia assicurativa». Rocca è stata condannata a due anni e mezzo per lesioni personali colpose e abbandono di minore. Colonelli a un anno per le sole lesioni: pene, dunque, che «devono ritenersi congrue e proporzionate al fatto, tenuto conto della estrema gravità delle condotte e delle conseguenze patite dalla persona offesa».