Mercato del lavoro nordestino in progressivo assestamento, pur all’interno di una fluidità che ormai sembra essersi fatta strutturale. Sembrano almeno temporaneamente sospesi gli anni della rincorsa al cambiamento professionale, con gli occupati dell’area alla riscoperta del valore della stabilità, ma le spinte alla mobilità restano molto diffuse tra i più giovani. Secondo i dati analizzati da Demos per l’Osservatorio sul Nordest del Gazzettino, il 48% dei lavoratori intervistati dichiara di non aver mai pensato, dal 2020 ad oggi, di modificare la propria posizione. È dunque maggioritaria (52%) la componente che ha almeno accarezzato l’idea del cambiamento in ambito professionale, che fosse il “dove” (13%), il “cosa” (17%), o entrambe queste dimensioni (22%). Se guardiamo alla serie storica, osserviamo un progressivo ridimensionamento di questo orientamento. L’attuale 52% di lavoratori nordestini che valuterebbero una nuova collocazione appare infatti in flessione rispetto al 62% registrato l’anno scorso e al 59% del 2024, riavvicinandosi al valore del 2022 (53%).

Chi cambierebbe Ma quali settori sociali mostrano la maggiore propensione al cambiamento? Dai giovani under-30 (65%), prima di tutto, anche se è tra quanti hanno tra i 30 e i 44 anni che registriamo la pressione massima (71%). L’attitudine a immaginare una svolta professionale, poi, flette sensibilmente tra i 45-54 anni (44%), e si riduce ulteriormente tra gli over-55, dove non va oltre il 17%. Guardando al titolo di studio, inoltre, vediamo che la spinta appare identica tra diplomati e laureati (entrambi al 57%), mentre tende a farsi meno intensa tra chi possiede al massimo la licenza media (41%). L’analisi in base alle categorie professionali, infine, rivela che sono soprattutto tecnici e impiegati (58%) ad aver pensato a dei cambiamenti, seguiti da imprenditori e autonomi (49%), liberi professionisti (47%) e operai (43%). Cosa si cerca Ma cosa cercano oggi i lavoratori in un nuovo impiego? Un buon stipendio, prima di tutto (27%, valore identico a quanto osservato l’anno scorso, ma in crescita di 4 punti percentuali rispetto al 2022). La seconda posizione, invece, è condivisa dall’equilibrio con la vita privata e la soddisfazione di fare qualcosa che si ama: entrambi raggiungono oggi il 21% delle indicazioni, ma mentre quest’ultima dimensione appare sostanzialmente stabile, per il work-life balance registriamo un leggero arretramento (da 24% del 2022 all’attuale 21%). Seguono, poi, la sicurezza del posto di lavoro (11%), la qualità del clima aziendale (10%) e la possibilità di avere momenti di smart working (8%). Il quadro si colora di sfumature interessanti se accostiamo alla componente occupata quella di chi si appresta a entrare nel mercato, gli studenti. Rispetto a chi ha già un impiego, infatti, tra questi ultimi sembrano trovare un’enfasi ancora maggiore il riconoscimento economico (37% vs 27%), il bisogno di svolgere un’attività appassionante (28% vs 21%) e l’esigenza che il lavoro sia in equilibrio con la dimensione privata (24% vs 21%). Questa sfida lanciata dalle nuove generazioni chiama il mercato del lavoro nordestino a farsi interprete di una nuova cultura dell’impiego, in cui la rilevanza della retribuzione si intreccia indissolubilmente con aspirazioni personali e qualità della vita.