Anche l’Inps conferma il cambio di passo della Campania e del Sud sul fronte dell’occupazione. Restano divari profondi, soprattutto per giovani e donne, ma gli ultimi dati diffusi dall’Osservatorio sul lavoro dell’istituto di previdenza mostrano la forte crescita dei contratti a tempo indeterminato, 278mila in più nel primo trimestre a fronte di 340mila nuovi posti nel settore privato. Da una ricerca dell’Inapp, inoltre, arriva un’immagine in controtendenza sui Neet, i giovani che non lavorano e non studiano. A smentire l’idea dei “bamboccioni” è soprattutto un dato: oltre il 60,4% del campione intervistato dichiara di essere attivo nella ricerca di un lavoro, anche se non è disponibile ad accettare retribuzioni da fame.

Nel primo trimestre del 2026, secondo il report dell’Inps, le assunzioni attivate dai datori di lavoro privati sono state 1,9 milioni, in linea con lo stesso periodo del 2025. Crescono i contratti stagionali, intermittenti e in somministrazione, mentre risultano in calo le assunzioni a tempo indeterminato, a termine e in apprendistato. Ma il saldo complessivo resta positivo: a marzo si registrano 340mila posti in più. E nel Mezzogiorno la qualità della crescita occupazionale appare più robusta, proprio per il peso dei contratti stabili. Un dato sottolineato con forza da Luigi Sbarra, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Meridione: «Da marzo 2025 a marzo 2026 il Sud ha registrato circa 100mila nuove posizioni di lavoro, pari a quasi il 30% dell’incremento complessivo registrato in Italia». Un dato che, letto dalla Campania, assume un valore particolare: la regione è uno dei principali bacini demografici e produttivi del Mezzogiorno e misura più di altre il rapporto tra crescita economica, occupazione giovanile e qualità del lavoro. Sbarra sottolinea anche la qualità della nuova occupazione: «Il 75% dei contratti attivati nel Mezzogiorno è a tempo indeterminato. Un’ulteriore conferma che le misure attivate dal governo Meloni, a partire dalla Zes unica, stanno producendo gli effetti attesi». Nel report Inps c’è anche una tavola che distingue tra i rapporti a tempo indeterminato e quelli a termine. Questi ultimi includono sia i contratti a tempo determinato sia quelli stagionali. Nel corso dei primi tre mesi del 2026, rispetto al corrispondente periodo del 2025, si è registrata una forte flessione delle assunzioni a tempo indeterminato (-43%), mentre aumentano quelle a termine del 6%. Analoga dinamica per le cessazioni: diminuiscono quelle relative ai contratti a tempo indeterminato (-2%), aumentano quelle dei contratti a termine (+3%). Il saldo annuale è risultato positivo a marzo (+5.000), confermando anche qui la crescita dei rapporti di lavoro stabili. L'indagine Dentro questo scenario si inserisce il tema dei Neet, decisivo per una regione come la Campania, dove il destino del mercato del lavoro passa anche dalla capacità di recuperare giovani oggi ai margini dei percorsi formativi e professionali. Secondo il rapporto annuale Istat, nel 2025 i giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano rappresentano il 13,3% della popolazione di riferimento: quasi la metà rispetto al 25,7% registrato nel 2015. Il fenomeno è più concentrato nel Mezzogiorno, dove l’incidenza arriva al 20,2%, contro l’8,7% del Nord e l’11,8% del Centro. La novità più interessante, però, emerge dall’indagine Inapp. Il 60,4% dei giovani Neet tra i 15 e i 34 anni è attivo nella ricerca di un lavoro; il 28,8% è disponibile, pur non cercando attivamente; solo il 10,8% appare più distante dal mercato. La maggioranza dei giovani fuori da scuola, lavoro e formazione non rifiuta il lavoro, ma cerca un’occasione, spesso dopo esperienze discontinue, poco qualificate o non stabilizzanti. Il tema riguarda in modo particolare le donne e il Sud: nell’indagine Inapp le donne rappresentano il 59% del campione e Sud e Isole raccolgono il 52,6% dei casi.