NORDEST - Imprese ancora lontane dai giovani e soprattutto dai nativi digitali, che dal lavoro chiedono flessibilità, possibilità di carriera, buone retribuzioni e tecnologia. La risposta è ancora vecchia maniera: modelli organizzativi e contrattuali tradizionali conditi con più stabilità. E questo rischia di minare la possibilità di attrarre e far restare i talenti decisivi per gestire la transizione digitale e tecnologica. «Serve un nuovo patto generazionale per il futuro competitivo del territorio», avverte Paola Carron, presidente di Confindustria Veneto Est.
L'indagine di Fòrema su un campione di oltre mille giovani e quasi 500 aziende tra Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige, rileva che esiste ancora una grande distanza tra ciò che cercano studenti e neoassunti, e quello che le aziende offrono. I primi chiedono flessibilità, formazione e tecnologia. Le aziende rispondono con stabilità e salari, modelli organizzativi e contrattuali tradizionali, ma faticano ad aggiornarsi verso le nuove tendenze del lavoro. Un divario che purtroppo continua ad allargarsi non fermando l'emigrazione di questi giovani. «Il dato che emerge con più forza dal sondaggio è la distanza culturale tra generazioni - commenta Matteo Sinigaglia, direttore generale di Fòrema -. Le imprese stanno compiendo passi importanti per innovare e rendersi attrattive, ma anche i giovani e tutto il sistema formativo devono fare la loro parte investendo nelle competenze richieste oggi dal mercato. Non si tratta solo di chiedere lo smart working ma di dimostrare preparazione, voglia di crescere e spirito di adattamento».








