MESTRE - Il Nordest cresce poco e manca di futuro, mentre in Cina sono già all'opera fabbriche dove lavorano solo robot umanoidi e l'intelligenza artificiale rivoluzionerà tutti i campi dell'attività umana. Per un nuovo rilancio dell'area un tempo locomotiva d'Italia dunque serve un profondo ripensamento e una visione a lungo termine. Fondazione Nord Est, la realtà delle associazioni confindustria di Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, si candida a diventare una delle possibili bussole per permettere agli imprenditori di navigare nel mare tempestoso di questo nuovo mondo globale che ha perso i vecchi punti di riferimento.
«Molti hanno l'impressione che stiamo andando meglio degli altri, ma è un'allucinazione della trappola della crescita lenta che usa dei riferimenti conservativi. Invece fuori il mondo sta crescendo velocemente e noi stiamo soffrendo sempre di più un gap di competitività. Serve una svolta e una presa di coscienza di tutta la classe dirigente, regionale come nazionale - avverte Alberto Baban, neo presidente di Fondazione Nord Est e imprenditore veneziano - se vogliamo difendere il nostro sviluppo e la ricchezza che abbiamo costruito in questi decenni dobbiamo difendere la nostra manifattura. La vera sfida non è solo fermare la fuga dei talenti ma costruire un Nordest in grado di attrarre competenze, energie imprenditoriali e capitale umano da tutto il Paese e dall'estero. Non basta studiare chi se ne va, occorre capire cosa rende un luogo desiderabile per chi può scegliere dove costruire il proprio futuro». Per far questo la Fondazione ha presentato ieri «Oltre il Nord Est: per un territorio a prova di futuro», il manifesto per l'avvio di una nuova fase della propria attività di ricerca che secondo il professore del Trinity College di Dublino Giulio Buciuni, nuovo coordinatore scientifico di Fondazione Nord Est, deve svilupparsi su tre direttive: capire la posizione oggi dell'ex locomotiva nelle catene del valore, analizzare le start up del territorio e capire perché non germogliano qui unicorni (società che valgono almeno un miliardo) e il finanziamento alle nuove realtà d'impresa è ancora indietro rispetto alla Lombardia. Infine coniugare sempre di più economia, ambiente e sostenibilità perché oggi i giovani vogliono qualcosa di più dalle aziende: il lavoro come progetto di vita non solo come prestazione. I dati sono senza appello: negli ultimi 20 anni il Pil pro-capite del Nordest è cresciuto da 26.700 Purchasing power standard (Pps, moneta artificiale adottata per il confronto in campo internazionale europeo) del 2004 a 44.200 nel 2023, ma altre aree europee sono cresciute di più. E questo ha una conseguenza: il Nordest, dal 2011, ha visto un saldo negativo di oltre 67mila giovani tra i 18 ed i 34 anni. «Dobbiamo cambiare sicuramente il passo, essere sempre più professionali e aperti al mondo in tutti i campi, noi industriali, i manager, i lavoratori, la politica - avverte Raffaele Boscaini, presidente di Confindustria Veneto, uno dei grandi "azionisti" e promotori di Fondazione Nord Est -. Oggi noi imprenditori facciamo fatica a investire perché c'è troppa incertezza ma viviamo anche in un ambiente che non ci facilita, mancano ancora infrastrutture, l'innovazione è difficile, per questo serve anche un salto di qualità da parte delle istituzioni, del governo come della Regione. Il nuovo presidente del Veneto Alberto Stefani mi sembra attento e preparato, ha stilato un buon programma, ora bisogna concretizzarlo. Io ho fiducia».








