Alla cultura della performance si è affiancata, almeno dal COVID in avanti, una nuova, irrinunciabile attenzione al benessere psicologico.

E così il mondo del lavoro cambia o perlomeno il rapporto che noi abbiamo con il lavoro.

In un Paese in cui la cultura del “posto fisso” è ancora radicata, anche se per le nuove generazioni il tema non è proprio contemplato, oltre otto italiani su dieci hanno pensato di lasciare il proprio lavoro a causa dello stress e la metà lo ha già fatto almeno una volta. È quanto emerge dall’ultima indagine condotta da Unobravo su un campione di circa 1700 persone, per fotografare il loro rapporto con il lavoro e lo stato di benessere psicologico nell'attuale contesto professionale realizzata in occasione della Settimana mondiale di consapevolezza dello stress, una ricorrenza sempre più rilevante data la crescente incidenza di questa condizione nella vita quotidiana degli italiani e che si celebra la prima settimana di novembre.

I risultati delineano i contorni di un’emergenza silenziosa, che svela quanto la cultura della performance possa alimentare ansia, senso di inadeguatezza e disagio emotivo. Uno dei primi segnali di questo disagio è un pervasivo senso di inadeguatezza. La sensazione di non essere "mai abbastanza" è infatti un'esperienza comune per la maggior parte dei soggetti intervistati.