Roma, 15 luglio 2026 – La “coalizione dei volenterosi” torna a farsi strada nel lessico politico europeo, ma con un significato aggiornato ai tempi della guerra ad alta intensità e della competizione tecnologica. Gli accordi di cooperazione sulla difesa, in particolare sullo scudo anti-missili, segnano un passaggio cruciale per i nove paesi aderenti tra cui l’Italia: non è più l’Unione europea a fare da perno esclusivo dell’integrazione, bensì una costellazione di iniziative tra Stati che condividono priorità strategiche immediate.

Difesa ad essetto variabile

È una trasformazione silenziosa ma profonda e che caratterizza la strategia politica degli ultimi anni. I formati sono molti: E3 (Regno Unito, Francia, Germania), E5 (i tre più Italia e Polonia), volentierosi in forma ampia e quella di ieri in forma ristretta.

La difesa, più di altri ambiti, rivela la natura reale dell’Europa contemporanea: una costruzione a geometrie variabili, dove i livelli di integrazione si sovrappongono senza coincidere. Accanto ai grandi Paesi dell’UE – Francia, Germania, Italia – si muovono attori esterni come il Regno Unito, tornato protagonista sul piano militare, e un’Ucraina che, pur non essendo membro, esercita una funzione di pungolo militare e di catalizzatore politico. I britannici vogliono tornare nella politica continentale non tanto attraverso accordi commerciali ma sul piano militare; l’Ucraina, che forse entrerà in UE nei prossimi anni, ne costituisce l’avamposto militare e tecnologico.