Franco, nome di fantasia, «creava pezzi di alta moda», «era un uomo di grande gusto», e – parlando di soldi – «stava alla grande». Si racconta in terza persona, come se raccontasse un altro uomo. Un uomo che non c’è più. Colpa di un lutto familiare, della depressione, dell’azienda di sartoria che va allo sbaraglio. E gli zeri sul conto in banca scompaiono. Il presente in un bilocale di periferia «Ma non voglio parlarne, ho messo un lucchetto sul mio passato». Ha ottant’anni, cammina male, ha il fiato corto. Sussurra: «Sono anche andato dagli usurai». Parla dal balcone di un bilocale nella periferia di Torino. Vive da solo, lontano dalle vie del centro dove ha passato gli anni migliori. «Ma sto bene. Sono sereno». L’aiuto dell’Opera San Giobbe Il suo appartamento gli è stato messo a disposizione dall’associazione Opera San Giobbe, che sostiene economicamente le famiglie benestanti di Torino cadute in disgrazia economica. I beneficiari sono una trentina: imprenditori, commercianti, avvocati incappati in una malattia o in un lutto. Ma anche vedove che hanno gestito male le ricchezze del coniuge o ereditieri di fortune milionarie dilapidate in dieci, venti, cinquant’anni. Sono tutti sul lastrico, e ci tengono a non farlo sapere. La regola d’oro è la discrezione. «Si arriva a noi tramite passaparola – spiega Jolanda Antonielli d’Oulx, 72 anni, consigliera e volontaria storica – e noi cerchiamo di essere delicati di fronte al senso di umiliazione provato da queste persone». È un metodo rodato, frutto di ottant’anni di esperienza. Le origini dell’associazione Nel 1946, anno di nascita dell’associazione, le beneficiarie erano le vedove di guerra della Torino borghese devastata dalle bombe. Donne giovani e ricchissime. «Il loro patrimonio attirava gli approfittatori - continua Antonielli d’Oulx - le raggiravano promettendo di moltiplicarne le ricchezze». E invece le disperdevano. I casi aumentavano, e di loro iniziò a occuparsi un gruppo di giovani dell’associazione cattolica San Vincenzo. Per darsi un nome, pensarono subito a Giobbe, il personaggio dell’Antico Testamento che, ricchissimo, si ritrovò d’un tratto povero e malato. Chi sono oggi gli assistiti La platea degli assistiti cresceva anno dopo anno. «Inizialmente erano più di cinquecento – continua Antonielli d’Oulx –. Oggi invece siamo più piccoli, riusciamo a sostenere trenta persone». Non solo ex ricchi e ricchissimi. C’è anche l’autista di autobus che ha speso tutti i risparmi per aprire una cartolibreria con la moglie, «e che poi è fallita – racconta l’uomo – lasciandoci nei debiti fino al collo». Ma la macchina della San Giobbe non si potrebbe muovere senza soci: sono una sessantina, si chiamano “patroni” e “patronesse”. Il contributo minimo è di 250 euro l’anno, «ma spesso si mette molto di più» prosegue Antonielli d’Oulx. Una nuova vita, senza gli agi di un tempo I fondi coprono soprattutto i costi degli affitti o delle bollette degli assistiti, ma anche le spese di due bilocali che l’Opera ha acquistato nella periferia nord di Torino. Appartamenti pensati per una vita modesta e serena. Lontano dagli sfarzi del passato, ma dignitosa. «Le due persone che ospitiamo, tra cui Franco, ci ringraziano. Può però anche capitare che qualcuno non voglia cambiare tenore di vita così rapidamente». Quando è difficile accettare la caduta Come l’anziano che sessant’anni fa ereditò il patrimonio milionario dei genitori: «Aveva calcolato che, se l’avesse speso tutto senza lavorare, sarebbe arrivato arrivare tranquillamente a ottant’anni. Peccato che la sua vecchiaia è stata molto più lunga. Si è ritrovato senza nulla». Le sue richieste erano troppo esose, persino per l’associazione: una casa da duecento metri quadri, l’iscrizione al golf club, l’autista. «Gli abbiamo detto che non riuscivamo a sostenerlo, ed è sparito». Tra i soci più attivi c’è il l’ex imprenditore Roberto Quallio: «Quando ho venduto la mia azienda di elettrodomestici mi sono ritrovato relativmente giovane e senza problemi economici. Era arrivato il momento di aiutare il prossimo». Il suo cellulare squilla di continuo. È Maria, 75 anni, una delle assistite. La sua disperazione è tutta negli sms che manda ai volontari. «Ho finito di nuovo i soldi». Quallio legge e sospira: «Oggi vado da lei». La storia di Maria Maria s’è ritrovata sola qualche anno fa. Alle spalle ha una casa grande, un marito imprenditore edile di successo, l’istruzione dei figli nelle scuole private. Tutto sparito. Oggi è ospite della San Giobbe. La casa è piccola, le risorse poche. «Lui se n’è andato – spiega – e ha svuotato i nostri conti. Forse è con un’altra». Ripensarci le strappa un sorriso amaro: «Il giorno in cui è scomparso mi ha detto che andava a comprare le sigarette. Pensavo succedesse solo nei film, è invece è accaduto a noi»