Nel caldo di una Roma che con il solleone si sfascia più del solito, il presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni Giacomo Lasorella ha tenuto ieri nell’aula dei gruppi parlamentari della Camera dei deputati la consueta relazione annuale sull’attività dell’organismo istituito dalla legge n.249 del 1997. Quasi trent’anni fa. Nel frattempo, la vita ha scritto un romanzo, per dirla con un blasonato (forse troppo) scrittore di fine Novecento.
Se fino a poco fa ci si poteva destreggiare sulla linea di confine tra l’universo analogico e quello digitale, ora la piovra delle Intelligenze artificiali (anche boom editoriale e convegnistico, tra l’altro) avvolge e stravolge velocissimamente tutto.
Ma, prima di scrivere un commento sul rapporto (spoilero, bello), vale la pena di accennare al contesto in cui si cala il testo, quaranta minuti di recitazione orale a fronte di 208 pagine del meticoloso scritto completo.
Il contesto del pubblico delle relazioni assomiglia al ballo della nobiltà vera o decaduta che sia: abbracci, vigorose strette di mano, senso di complicità di settori variamente dirigenti che si ritrovano a mo’ di un’aristocrazia.
Tanto i conflitti sono considerati un logoro e sgualcito retaggio del passato e se ci fosse un intoppo sarebbe solo un accidente temporaneo. Gettonatissimo Gianni Letta e pure seguiti dalle telecamere i vincitori del campionato analogico (non senza qualche favore del Politico) del gruppo Mediaset.









