Dai banchi delle opposizioni i cori esplodono appena il tabellone certifica la bocciatura dell'emendamento sulle preferenze. Nel Transatlantico le facce tese lasciano spazio alle strette di mano e ai sorrisi. Pochi minuti dopo arriva anche la foto politica: Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni escono insieme da Montecitorio e si dirigono verso la piazza. Tre immagini in rapida sequenza per accreditare una lettura univoca: al primo voto segreto sulla legge elettorale "il centrodestra è diviso".

"Adesso Meloni tragga le conseguenze", è il refrain che scandiscono i leader di un campo larghissimo - forte anche delle voci di Riccardo Magi di +Europa e Davide Faraone di Italia Viva -, accompagnato dalla richiesta immediata rivolta a Giorgia Meloni di "salire al Colle e dimettersi subito".

Nel centrosinistra, subito dopo l'esito sul filo dell'Aula, prende corpo la convinzione che il piano preparato dalle prime ore del mattino abbia funzionato. Due riunioni quasi in contemporanea, targate Pd e M5S, per un'unica consegna: "fare muro". Massima pressione sulla maggioranza e voto segreto ovunque il regolamento lo consentisse: l'Aula è diventata così il terreno della sfida, nella percezione del campo largo che il compromesso sulle preferenze raggiunto all'ultimo nel centrodestra avesse soltanto coperto le crepe.