Centottantasette contro centottantotto. Una scheda, quella che nella nuova legge elettorale voluta dal centrodestra non esisterebbe nemmeno, visto che gli elettori dovrebbero limitarsi a ratificare liste già compilate altrove. L’aula di Montecitorio respinge a scrutinio segreto l’emendamento 1.1077, primo firmatario Galeazzo Bignami, sottoscritto anche da Noi Moderati e Udc: quel mix di capilista bloccati e preferenze che nella vulgata di maggioranza avrebbe dovuto restituire agli italiani il diritto di scegliere, e che secondo le opposizioni lo restituiva col contagocce.L’infortunio nasce da una scelta procedurale che nel giro di due ore si dimostra un boomerang. Dopo le assemblee mattutine di Forza Italia e Lega, che danno disco verde, i quattro relatori di maggioranza annunciano nel Comitato dei nove parere favorevole. La ministra per le Riforme Elisabetta Casellati conferma in aula il parere conforme. Nessuno si rimette all’Assemblea: e quando un governo si espone così, la bocciatura diventa una sconfitta politica dell’esecutivo.In Transatlantico qualcuno lo capisce subito: con il parere favorevole, se l’emendamento cade, il governo va sotto. La lettura prevalente tra i big è che si tratti di un modo per blindare in extremis lo scrutinio segreto, mettendo i franchi tiratori davanti alla propria responsabilità. Ed invece funziona al contrario. Il segreto dell’urna, quando c’è, si fa notare.
Un voto. Il Melonellum inciampa sul segreto dell'urna e le opposizioni chiedono l'apertura della crisi di governo (Calabria 7)
Centottantasette contro centottantotto. Una scheda, quella che nella nuova legge elettorale voluta dal centrodestra non esisterebbe nemmeno, visto che gli











