Non ci si può e non ci si deve rassegnare a giocare un ruolo marginale

Giorgio Merlo

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Sono ormai tante, troppe, le sigle, i movimenti e i gruppi che rivendicano sia necessario ed indispensabile rilanciare e ridare una nuova ed attiva cittadinanza – politica, culturale e programmatica – al cattolicesimo politico italiano. Seppur nella sua versione plurale. E cioè, il cattolicesimo democratico, popolare e sociale. Un fatto, questo, decisamente positivo che depone a favore del recupero e riattualizzazione di una storica e qualificata cultura politica che ha segnato e caratterizzato le migliori stagioni della nostra vita democratica. A cominciare dal secondo dopoguerra in poi. Dopodiché, e per svariate motivazioni a tutti ben note, da oltre 20 anni questa presenza politica, culturale e programmatica si è via via appannata al punto di evaporare del tutto. Se non dispersa in mille rivoli e prigioniera di una sterile ed inconcludente presenza testimoniale. Ora, e alla luce di questa concreta situazione, sono sostanzialmente tre le possibili e potenziali vie d’uscita dovendo prendere atto che, almeno per il momento, non c’è alcuna possibilità di dare vita ad un soggetto politico di ispirazione cristiana, di matrice popolare, autenticamente riformista e, seppur laico, ma con una impronta identitaria.