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Alessio Ribaudo

Altvelox chiede di verificare i test sui 25 prototipi. Sul Tutor invece annunciato un ricorso al Tar del Lazio

La pace degli autovelox è durata meno di 72 ore. Il decreto ministeriale, atteso per trentaquattro anni, ha aperto due nuovi fronti: una denuncia-esposto destinata alla Procura di Roma e un ricorso annunciato al Tar del Lazio. L'associazione nazionale utenti della strada (Altvelox) ha depositato e ratificato ai carabinieri di Castelfranco Veneto l’atto nei confronti del ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, e di tre dirigenti firmatari, secondo l’associazione, di documenti usati per costruire «l’articolo 6 e l’Allegato B». È lì che si concentra la contestazione. Il decreto entrato in vigore domenica 12 luglio considera omologati 25 prototipi già muniti di decreti di approvazione. Una scelta decisiva, perché consente agli apparecchi corrispondenti di continuare a rilevare infrazioni. Il nodo è: approvazione e omologazione sono equivalenti? La Cassazione, dal 2024, ha risposto di no. Il provvedimento di domenica scorsa stabilisce invece che quei modelli che rispondono alle caratteristiche dei 25 prototipi «si intendono omologati».

La denunciaLa denuncia, 30 fogli e 16 allegati per 207 pagine, coinvolge anche «ogni altro dirigente, funzionario competente del Tavolo tecnico, tecnico, consulente o soggetto privato» che abbia formato, validato, trasmesso o utilizzato gli atti. Nel verbale sono richiamati, come ipotesi da verificare, l’omissione di atti d’ufficio, il falso ideologico e la truffa. Non sono accuse accertate: toccherà alla Procura valutare se gli elementi indicati abbiano fondamento penale. Altvelox chiede su quali prove sia stata dichiarata la conformità dei prototipi: rapporti di laboratorio, certificati di taratura, verifiche metrologiche e comparazioni sui modelli. L’associazione sostiene che gli accessi agli atti presentati il 9 giugno al Mit e al ministero delle Imprese, su 27 categorie di documenti, non abbiano consentito di individuare quei rapporti. Cita una risposta di Accredia del 13 luglio. L’ente - secondo quanto scrive Altvelox - avrebbe comunicato di non avere mai accreditato il laboratorio di taratura del Centro superiore del Mit e che nessuna struttura ministeriale risulterebbe accreditata per eseguire sotto accreditamento quelle verifiche. La circostanza, precisa la stessa associazione, non esclude il potere del Mit di omologare. Rende però necessario chiarire chi abbia svolto i test, su quali apparecchi e con quali metodi. Gli atti sono stati inviati anche alla Corte dei conti, all’Anac e alla Presidenza del Consiglio. «Non chiediamo conclusioni anticipate né processi mediatici», afferma il presidente di Altvelox, Gianantonio Sottile Cervini. «Se i test esistono, devono essere acquisiti e verificati».