«Le Zes al Nord? Sono una misura utile per sostenere la competitività delle imprese. Ma devono essere strutturali e adattate alle esigenze dei territori». L'assessore leghista allo Sviluppo economico del Veneto ed ex sottosegretario alle Imprese, Massimo Bitonci, guarda con favore alla proposta di estendere le Zone economiche speciali anche alle regioni settentrionali, pur sottolineando che il modello non può essere una semplice copia di quello previsto per il Mezzogiorno. Assessore, quali vantaggi porterebbe una Zes al Nord?«Con Lombardia, Piemonte, Liguria ed Emilia-Romagna stiamo lavorando da tempo a una cabina di regia per condividere strategie e strumenti a sostegno delle imprese. Tra i temi affrontati c'è anche quello delle Zone logistiche semplificate, che in Veneto funzionano già: abbiamo la Zls di Venezia-Rovigo, la prima in Italia per investimenti e utilizzo del credito d'imposta. L'idea è estendere semplificazioni e strumenti di sostegno anche ad altre aree del Nord». Quali territori veneti potrebbero beneficiarne?«Per noi il tema riguarda soprattutto le aree montane. In Veneto riguarderebbe innanzitutto il Bellunese e i territori di confine con le Province autonome di Trento e Bolzano. Sono aree che soffrono uno svantaggio competitivo e un problema di spopolamento. Non bisogna pensare solo ai confini con altri Stati: anche il confronto con le autonomie speciali crea condizioni diverse dal punto di vista delle risorse disponibili». Economicamente è una proposta davvero sostenibile?«Secondo me sì. Tutto dipende da come viene costruita. Una Zes ha senso se è accompagnata da un credito d'imposta e da una reale semplificazione amministrativa. Sono strumenti che favoriscono sia gli investimenti delle imprese già presenti sia l'attrazione di nuove aziende. È un modello che conosciamo bene». C'è chi stima costi elevati.«Il credito d'imposta rappresenta solo una parte dell'intervento e può essere programmato nel tempo. È una misura da costruire su base pluriennale. L'esperienza delle Zls dimostra che nel primo anno le risorse vengono utilizzate solo in parte, perché i progetti di investimento richiedono tempo. Prima un'impresa decide di insediarsi, individua l'area, avvia il progetto e solo successivamente utilizza il credito d'imposta. Per questo una misura di questo tipo dovrebbe avere un orizzonte almeno triennale». La proposta arriva in una fase politicamente delicata per la Lega. È un modo per riportare l'attenzione sul Nord?«Per quanto riguarda il Veneto, questo tema non è mai uscito dall'agenda. La competitività delle imprese, l'autonomia e la necessità di dare maggiori strumenti ai territori fanno parte della nostra storia politica. Siamo la Regione che ha promosso il referendum per l'autonomia e abbiamo sempre sostenuto la necessità di rafforzare la capacità di investimento del Nord». Quindi serve partire subito?«Se il Governo decidesse di intervenire, la legge di Bilancio sarebbe il contenitore naturale. Gli effetti sugli investimenti arriverebbero progressivamente, ma proprio per questo è importante pensare a una misura stabile e strutturale, non limitata a un solo anno».