La Lega prova ad accelerare sull’estensione al Nord della Zes unica andando però oltre il perimetro più volte indicato dalla premier Giorgia Meloni, favorevole all’utilizzo a tutto il Paese della sola semplificazione burocratica e non anche del credito d’imposta per i nuovi investimenti (come ribadito peraltro sempre ieri dal sottosegretario al Sud Luigi Sbarra). La mossa del Carroccio, molto politica e in chiave dichiaratamente territoriale, si concretizza in una proposta di legge presentata in una conferenza stampa alla Camera dal leader e vicepremier Matteo Salvini e dal capogruppo Riccardo Molinari.
L’OBIETTIVO La Lega vuole la Zes «nelle aree che confinano con la Svizzera, con l’Austria, con la Francia e con la Slovenia, dove tagliare la burocrazia, dare dei crediti d’imposta, incentivare le imprese e creare posti di lavoro è fondamentale perché ovviamente il costo dell’energia e gli stipendi di altri Paesi sono più competitivi rispetto ai nostri. Pensiamo alla differenza di stipendi fra Como e la Svizzera, pensiamo alla differenza di costo benzina, energia fra Trieste e la Slovenia», dice Salvini. E aggiunge: «Aiutare imprese, enti locali e lavoratori delle zone di confine con sburocratizzazioni, crediti d’imposta e sostegni fiscali permetterà di riportare in Italia imprese e cervelli».Zes a un passo dalle 1500 autorizzazioni: «Campania e Puglia, benefici immediati»Il segretario assicura che la proposta «porterà vantaggio a tutto il sistema Italia» e annuncia che il lavoro preparatorio fatto con sindaci, amministratori e parlamentari, ha coinvolto anche il ministro dell’Economia Giorgetti «che accompagnerà questo percorso, perché senza quattrini rimane solo la buona volontà». Secondo i calcoli della Lega occorrerebbero tre i miliardi per la copertura della misura che andrebbero ad aggiungersi ai quattro miliardi già previsti nel prossimo triennio per la Zes unica al Sud che lo stesso Governo ha deciso di rendere strutturale. «Vedremo col ministro dell’Economia cosa riusciremo a mettere per questa nuova Zes. Sono soldi aggiuntivi che non vengono tolti a nessuno, portano lavoro, investimenti e fiducia», insiste Salvini. LE REAZIONI L’accoglienza iniziale della proposta è stata fredda. Se il vicepresidente del Senato e senatore leghista Gian Marco Centinaio si augura «che sia condivisa anche dalle altre forze politiche» perché «abbattere la burocrazia e incentivare nuove attività sono principi sacrosanti, che non possono essere limitati ad alcune Regioni», il primo a riportare il tema ai paletti di partenza è, come detto, Sbarra. «Come più volte anticipato dalla premier Giorgia Meloni, il Governo sta valutando l’ipotesi di estensione della Zes a tutto il territorio nazionale limitatamente ai soli aspetti della semplificazione amministrativa – sottolinea il sottosegretario -. Diverso è il tema degli incentivi e delle misure di vantaggio per gli investimenti, che devono rimanere concentrati nel Mezzogiorno. La loro finalità è infatti quella di contribuire alla riduzione dei divari storici di sviluppo e crescita tra il Sud e il resto d’Italia, rafforzando la competitività dei territori che presentano maggiori fragilità economiche e strutturali». Quanto alla proposta di legge della Lega, Sbarra non ha dubbi: «Qualsiasi eventuale intervento – dice - dovrà essere coerente sia con il progetto di estensione delle semplificazioni attualmente allo studio del Governo, sia con il quadro normativo europeo in materia di aiuti di Stato». È un passaggio fondamentale, quest’ultimo: al Sud l’introduzione della Zes, con le misure di fiscalità di vantaggio, è stata avallata dall’Unione Europea per la particolare condizione economica dell’area, in ritardo di sviluppo secondo i parametri europei. Come si giustificherebbe nelle regioni che al contrario sono più forti?












