VENEZIA - Diciannove alloggi a canone calmierato per i lavoratori della Casa Circondariale di Venezia e dell’Università di architettura IUAV. Lo ha annunciato ieri 9 luglio il presidente dell'Ater veneziana, Marco Mestriner: «Grazie alle convenzioni stipulate tra Ater e i due enti, vengono assegnati 19 alloggi non Erp, con canone calmierato, destinati ai lavoratori che operano nel centro storico» per le due realtà. E la collaborazione, ha aggiunto il presidente Mestriner incontrando oggi il Sovrintendente Nicola Colabianchi, potrebbe estendersi in futuro ai lavoratori del teatro La Fenice.
«Un’iniziativa concreta per favorire la residenzialità e contribuire a contrastare lo spopolamento di Venezia, a partire dalla prima convenzione del 2022 con la Questura, successivamente con la Prefettura, le Case Circondariali e l’Università IUAV di Venezia», sottolinea Mestriner.La replica: «Alloggi ormai inaccessibili al ceto medio» L'operazione ha destato parecchie perplessità, vista la grande domanda per alloggi non Erp a canone calmierato da parte di tanti veneziani, costretti a lasciare la città per la difficoltà a trovare appartamenti in affitto. «Questa operazione - sottolinea Susanna Polloni, portavoce di Rete Solidale per la Casa - devia dalle finalità originarie dell'Edilizia Residenziale Pubblica, trasformando gli alloggi in una sorta di benefit per specifiche categorie professionali», e aggiunge: «Le case pubbliche non possono diventare una scorciatoia per compensare le lacune normative rispetto alle attività di speculazione sugli alloggi che li hanno resi inaccessibili al ceto medio, gli stipendi inadeguati o le difficoltà di reclutamento dei singoli comparti dello Stato. La vera tutela per il ceto medio è dire stop alla speculazione e non si realizza creando corsie preferenziali o riserve di alloggi per alcune categorie professionali. La vera risposta alla crisi abitativa della classe media richiede interventi strutturali sul mercato privato e cioè: regolamentazione stringente dei fitti brevi, per bloccare la speculazione turistica che svuota la città; e misure concrete per incentivare i proprietari ad affittare con canoni equi ed accessibili, per consentire alle famiglie con redditi normali di accedere al mercato libero a prezzi sostenibili». «Non si può continuare - conclude Polloni, ricordando anche il caso dell'Ulss 3 - a gravare sulle spalle di Ater e dei cittadini più deboli per sanare le necessità abitative dei dipendenti di enti pubblici».







