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Dopo oltre sei mesi di dubbi e sospetti, arriva un primo punto fermo nelle indagini sul giallo di Pietracatella, in provincia di Campobasso. Secondo quanto emerge dalle conclusioni dell’autopsia, depositata in Procura a Larino lo scorso martedì, Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita sono morte per “un’intossicazione acuta” da ricina. C’è di più: la sostanza venefica sarebbe stata presente nel sangue delle due donne in quantità tali da ucciderle nel giro di poche ore e rendere vano qualsiasi intervento medico. “Alla luce dell’elevato quantitativo delle tossine del ricino individuate dagli esami tossicologici, dall’assenza di antidoto e dalla rapidità evolutiva del quadro, non è possibile affermare che una diversa condotta sanitaria avrebbe impedito il decesso delle pazienti”, si legge nelle 838 pagine della relazione autoptica a firma del medico legale Benedetta Pia De Luca e del gastroenterologo Francesco Giovanni Battista Laterza, che hanno lavorato insieme al tossicologo Alessandro Locatelli e al chimico forense Daniele Merli.
“Impossibile evitare il decesso”
Come ricostruito dagli investigatori, durante il periodo delle festività natalizie, mamma e figlia avevano effettuato tre accessi al pronto soccorso dell’ospedale “Cardarelli” di Campobasso lamentando sintomi riconducibili a una sospetta influenza gastrointestinale. Non riscontrando particolari criticità nel quadro clinico, per due volte i medici del nosocomio molisano le avevano visitate e dimesse. Poi la situazione era precipitata, tanto da rendere necessario il ricovero. Ma dopo poche ore di ospedalizzazione, Sara e Antonella sono morte. Tuttavia, secondo quanto evidenziano i consulenti della Procura di Larino nelle conclusioni dell’autopsia, è altamente improbabile che un diverso e tempestivo trattamento medico avrebbe potuto evitare il decesso delle pazienti. Un dettaglio che, al netto di eventuali risvolti investigativi, di fatto scagiona i medici indagati con l’ipotesi di reato per omicidio colposo.












