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L'amministrazione statunitense ha di recente organizzato una riunione, prevista per il prossimo 16 luglio, incentrata sulla "rinascita del terrorismo transnazionale di estrema sinistra". Il segretario di Stato, Marco Rubio, ha quindi invitato i rappresentanti governativi di oltre 60 paesi per discutere assieme della minaccia Antifa, che più volte si è resa protagonista di violenze in tutto il mondo. La notizia ha suscitato particolare clamore in Italia, dove l'opposizione non ha perso occasione per gridare alla deriva autoritaria e al ritorno del fascismo arrivando perfino a sollevare un'interrogazione parlamentare. L'eurodeputata di Avs, Ilaria Salis, sui propri profili social ha scritto: "L’Italietta post-fascista parteciperà giovedì al surreale summit “anti-antifa” di Washington, promosso per accreditare la tesi secondo cui l’antifascismo sarebbe una forma di terrorismo".

La polemica sorge da un malinteso, magari voluto, fra il termine antifascismo e il movimento Antifa. Il nostro giornale aveva già scritto al riguardo lo scorso febbraio, in un articolo dedicato al report pubblicato dai servizi segreti del Belgio (VSSE) che, fra le varie minacce, oltre a Jihad e Fratelli Musulmani, indicava proprio il movimento di estrema sinistra. E infatti, nel documento si leggeva: "Un altro fenomeno emergente dell'estremismo di sinistra è l'antifascismo militante. Si tratta di una forma di attivismo rivolta contro individui e gruppi considerati estremisti di destra [...] Gli antifascisti militanti si distinguono chiaramente dal più ampio movimento antifascista non estremista, il quale si concentra invece sul dibattito e sulla sensibilizzazione per combattere il razzismo e le idee antidemocratiche".