Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiNella selezione dei professori universitari si torna, almeno in parte, al passato. Con la riforma Bernini approvata dalla Camera e l’abolizione dell’abilitazione nazionale, la procedura diventa di nuovo unica e il suo baricentro viene riportato sulle singole università. Ma rispetto alla situazione precedente alla legge 240/2010 ci sono differenze: i requisiti minimi nazionali, la composizione delle commissioni di concorso, il sorteggio dei commissari.

La settimana scorsa la Camera ha votato e approvato in seconda lettura il testo (AC 2735) voluto dal ministro dell’Università Anna Maria Bernini per chiudere «una stagione segnata da una burocrazia soffocante e da procedure poco trasparenti». E insieme eliminare il collo di bottiglia associato al sistema precedente, quello introdotto con la legge 240/2010. Delle circa 71mila persone che, dal 2012 a oggi, hanno ottenuto un’abilitazione scientifica, meno di 40mila sono state chiamate a insegnare. Tra chi poteva aspirare a una cattedra, in 31mila (il 41,3%) hanno dovuto rinunciarci. E questo ha prodotto una notevole mole di ricorsi al Tar: 2272.

Cosa cambia rispetto alla riforma Gelmini