La riforma Bernini sul reclutamento universitario accende il dibattito tra autonomia degli atenei, meritocrazia e rischio di derive clientelari.
È il 19 giugno scorso. Alla Camera si discute la nuova riforma dell’università presentata dalla ministra Anna Maria Bernini del governo Meloni.
Intanto, nelle aule universitarie e sui social, studenti e ricercatori protestano contro quello che definiscono un aumento della discrezionalità nei concorsi, la riduzione delle garanzie di trasparenza nelle selezioni e il rischio di un sistema di reclutamento sempre più legato ai singoli atenei e meno a criteri nazionali uniformi. Molti temono inoltre un indebolimento del ruolo dell’Abilitazione Scientifica Nazionale e un possibile aumento delle dinamiche di favoritismo.
COSA CAMBIA CON LA RIFORMA BERNINI
La riforma Bernini modifica il sistema di reclutamento universitario, eliminando il ruolo centrale dell’Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN) e attribuendo maggiore autonomia agli atenei.







