Il via libera definitivo di Montecitorio introduce nuove regole per l’accesso alle cattedre e la composizione delle commissioni. Il provvedimento divide l’università tra chi vi vede un’opportunità di snellimento e chi teme una riduzione delle tutele sul merito.
L'Aula di Montecitorio ha approvato in via definitiva il disegno di legge relativo alle procedure di reclutamento, trasferimento e valutazione dei ricercatori e dei docenti universitari. Con centoventidue voti a favore, 70 contrari e 3 astensioni, il testo diventa legge dopo aver già superato il vaglio del Senato nei mesi scorsi.
La modifica principale consiste nel superamento dell'Abilitazione Scientifica Nazionale (Asn), il meccanismo introdotto quindici anni fa come requisito necessario per accedere ai concorsi locali. I sostenitori della riforma motivano il cambiamento con la necessità di "ridurre l'alto livello di contenziosi legali accumulati nel tempo" e di "superare le difformità riscontrate nell'applicazione dei criteri di valutazione nazionali". Come cambiano le selezioni: dai titoli alla prova sul campo Al posto della vecchia abilitazione nazionale, il nuovo sistema si baserà su specifici requisiti di produttività e qualificazione scientifica, che saranno definiti nei dettagli da un successivo decreto ministeriale atteso entro novanta giorni. La valutazione dei candidati non dipenderà più esclusivamente dal volume delle pubblicazioni scientifiche, ma includerà anche l’attività di insegnamento già svolta, i periodi di ricerca in contesti nazionali o internazionali e la titolarità di progetti scientifici. Viene poi anche stabilito l’obbligo di sostenere una prova didattica orale in tutte le procedure concorsuali, una misura introdotta con l'intento di verificare direttamente le capacità pedagogiche dei candidati davanti alle commissioni d'esame.











