Vale la pena. Sempre. Il coast to coast, da Ovest a Est dello Stivale per raggiungere lo sperone. In quel viaggio al contrario, che ti riporta in questo mondo.
Come il migrato dal Nord’Italia, o dall’estero, che in anche in questi giorni scende nella sua terra. O come uno dei tanti turisti, sempre del Settentrione, o dell’estero, che lasciano le torride città di provenienza e approdano in Puglia.
“Benvenuti al Sud, in Apulia” bisognerebbe scrivere sull’A14, al confine con il Molise, prima di lasciarsi alle spalle quella manciata di chilometri di costa affacciata sulla terra del più famoso Tonino.
Di Pietro, naturalmente.
Terra santa e profana, la nostra foggiana. Dove malgrado la crisi delle vocazioni, in un qualunque giorno feriale trovi ancora un centinaio di pellegrini che alle 10 seguono la Messa a San Giovanni Rotondo, da San Pio. Come quei siciliani da Priolo, in provincia di Siracusa, che si preparano vociando alla liturgia. “Silenzio, siamo in chiesa!” li riprende la fedele indigena, più attenta alla forma che alla sostanza del cuore contrito. Ma tant’è. Per noi, quasi scontato. Per chi ancora viene da fuori invece e si ferma di fronte al mosaico dedicato agli uomini di cultura, un miracolo. “Ma perché il dottore ha in mano l’Unità?” si domanda il pellegrino. Avanti, altri tempi. E giù, a rotta di collo, per la foresta umbra. Chi sa quanti, anche fra noi, sanno che quell’aggettivo non deriva dalla regione ma dal latino. “Ombrosa, cupa, buia”. Così appare d’oggi, come allora.








