«Signò, lo sa che qui la pasta si asciugava per strada?». Nunzio Esposito lo dice tranquillo, mentre il suo van nuovo di pacca — tutti i suoi risparmi sono finiti lì dentro, perché con quello ci lavora — prende quota verso Gragnano. Ha caricato a Capodichino un turista diretto a Pompei e gli sta proponendo un’idea semplice: mattina tra gli scavi, pomeriggio tra mulini e pastifici, sera in tavola. Navetta diretta, biglietto unico, orari certi senza prenderla troppo di corsa. «Così capiscono l’Italia in un giorno», sintetizza. È questo il senso del turismo che Gragnano può costruire: mettere in fila ciò che c’è già, senza fronzoli. La valle dei Mulini come ingresso, un pastificio storico che accoglie e racconta la sua epopea, una degustazione con cottura “al dente” spiegata bene, due informazioni chiare su che cosa sia davvero l’indicazione geografica protetta e come si riconosce. Qui una curiosità che fa sempre presa: nel 1919 l’ingegnere Michele Cirillo capì che il clima non si comanda ma si imita; inventò un sistema di essiccazione con caloriferi e ventilatori che teneva la temperatura attorno ai 40 °C e simulava la brezza del Golfo. Risultato: dai tempi lunghi di settimane si passò a 3–4 giorni, senza perdere qualità. È quel dettaglio pratico che fa scattare il classico «ok, adesso ho capito».
Il turismo del maccherone: viaggio a Gragnano, la città della pasta
La città, con la sua valle dei mulini, i pastifici storici, le ricette della tradizione, è un patrimonio da valorizzare






