Ventidue ore di dibattito e fuochi d'artificio assicurati. «È come in una partita a scacchi - dicono dal centrosinistra - Aspettiamo di vedere la loro mossa e risponderemo di conseguenza, con tutti gli strumenti a nostra disposizione». Comincia oggi l'esame della legge elettorale a Montecitorio. E tra ipotesi di voto segreto, franchi tiratori appostati a ogni angolo e il centrosinistra pronto all'ostruzionismo, il percorso parlamentare dello "Stabilicum" non si annuncia in discesa.

Le ultime riunioni degli sherpa e dei singoli gruppi parlamentari sono previste per questa mattina, prima dell'esordio in Aula. Il principale nodo da sciogliere in maggioranza resta quello delle preferenze. E anche se nessuno a destra si spinge a confermare che l'intesa sia stata raggiunta, il tentativo di mediazione c'è. E dentro Fratelli d'Italia si respira ottimismo sulla possibilità di portare a dama l'obiettivo caro a Giorgia Meloni, che sulla scelta degli eletti da parte dei cittadini ha messo in chiaro di «giocarsi la faccia». E allora eccola, la (probabile?) soluzione di compromesso, squadernata in uno dei duecento emendamenti presentati prima del fischio finale alle ipotesi di modifica suonato alle 13 di ieri. L'hanno siglata FdI, Noi moderati e Udc, non Forza Italia e Lega. Prevede un modello ispirato al sistema toscano (anche se nel Pd contestano questo accostamento) fatto da un mix di liste bloccate e preferenze. Funziona così: in ognuno dei collegi, ogni partito presenta una lista di sette candidati alternati per genere. Il capolista è bloccato, ma l'elettore può scegliere con una crocetta fino a tre degli altri sei nomi, rispettando l'alternanza uomo-donna. Un sistema che di fatto consentirebbe alle segreterie dei partiti più piccoli - che generalmente portano in Parlamento soltanto i capilista e pochi altri - di scegliersi i rappresentanti a tavolino, mentre i più grandi (come FdI e Pd) delegherebbero agli elettori l'indicazione di una parte consistente delle proprie file parlamentari.Stando ai calcoli che ieri in un Transatlantico semi-deserto dispensava Angelo Rossi, l'uomo che per FdI ha seguito il dossier "Stabilicum", in questo modo circa un quarto dei membri del prossimo Parlamento otterrebbe un seggio con le preferenze. Previsione che fa il paio con una simulazione di YouTrend, secondo cui in questo sistema "misto" per un partito del 20% le preferenze inciderebbero per il 33,7% degli eletti alla Camera e per il 27% al Senato, mentre per un partito più piccolo, del 10%, la quota di eletti con le preferenze crollerebbe ad appena cinque su cento. Un modo insomma per andare incontro alle richieste di Lega e FI, che di preferenze non volevano sentir parlare.Basterà a convincere gli alleati? Molto dipenderà dall'esito del voto segreto, che le opposizioni si apprestano a chiedere su tutti i passaggi più delicati della legge (compreso l'obbligo di indicare il candidato). Con l'obiettivo dichiarato di mettere in difficoltà la maggioranza. Più o meno lo stesso scopo di un altro emendamento, stavolta vergato dal Movimento 5 stelle, per introdurre quelle che il vicepresidente Michele Gubitosa definisce «preferenze vere», ossia la possibilità di scrivere liberamente due nomi rispettando l'alternanza di genere. Mossa non concordata con le altre opposizioni che infatti storcono il naso, perché «non è con una modifica di dettaglio che si rende accettabile una legge a forte rischio di incostituzionalità». Ma i 5S tirano dritto e chiedono anche di cancellare l'indicazione del candidato premier e di ridurre il premio, da 70 a 50 seggi alla Camera e da 35 a 25 al Senato. Mentre da FdI Giovanni Donzelli ironizza sul Pd che invocava le preferenze e poi si è tirato indietro: «Nessuno di loro ha presentato un emendamento, dev'esser andato disperso».Il "ripescaggio" Un'altra modifica che invece dovrebbe ricevere l'ok senza patemi è quella siglata da tutto il centrodestra, offerto da FdI agli alleati come "compensazione" per far digerire loro le preferenze. Oltre ad ammettere le pluricandidature (in un massimo di cinque circoscrizioni), stabilisce che i nomi del "listino", ossia i 70 più 35 candidati del premio che scatta solo per il vincitore, debbano correre nel contempo anche nei collegi plurinominali, come capilista o come secondi di lista. Semplificando un po', serve ad assicurare, per chi vince e incassa il "bonus", una sorta di "ripescaggio" del primo dei non eletti attraverso le preferenze in ogni collegio.In maggioranza è già partita la convocazione: tutti presenti, con l'ordine di evitare incidenti. Mentre le opposizioni si preparano alle barricate: non usciranno dall'Aula, ma sono pronte a fare muro su ogni fronte, dal premio "abnorme" all'accorpamento delle circoscrizioni Estero. E decise ad alzare i decibel anche fuori dall'Aula, con la protesta organizzata in piazza Montecitorio da Riccardo Magi di +Europa che andrà avanti tutta la notte. Attesi tutti i leader (e confermata pure la dem Elly Schlein): dopo le frizioni dei giorni scorsi post comizio a Napoli, la battaglia contro lo Stabilicum tornerà utile pure per mostrarsi di nuovo uniti.