Un palcoscenico da togliere il fiato, ma Massimiliano Allegri sceglie la via della concretezza. Nel cuore del Teatro San Carlo si è aperta ufficialmente l’era del tecnico livornese sulla panchina del Napoli.
L’approdo di Allegri coincide con un passaggio storico: è appena iniziata la stagione del centenario, destinata a culminare nella data-simbolo del 1° agosto 2026. La squadra che eredita non è da rifondare, ma un gruppo reduce da anni ad altissima intensità: due Scudetti, una Supercoppa e una continuità europea pressoché ininterrotta da 17 stagioni sotto la gestione De Laurentiis. Una sfida che pretende un curriculum di peso.
Di fronte alla magnificenza del San Carlo, in una città che vive di passione, Allegri rifugge ogni posa teatrale. Il suo messaggio è stato limpido sin dall’esordio: "Non sono qui per una rivincita".
Il riferimento alla turbolenta conclusione della recente esperienza al Milan è evidente, ma il tecnico rifiuta l’etichetta del vendicatore per collocarsi nel solco dell’organizzazione e della competenza. Nessuna invettiva contro la dirigenza rossonera, solo una ferma e lucida presa d’atto. La ferita, tuttavia, non viene occultata. Per la prima volta tra le parentesi alla Juventus (chiusa alzando la Coppa Italia) e al Milan, Allegri ha mancato la qualificazione alla Champions League. Lo certificano i numeri dell’ultima stagione rossonera: un deludente quinto posto a 70 punti — alle spalle di Inter, Napoli, Roma e Como — maturato dopo un crollo nel momento decisivo, con cinque sconfitte nelle ultime otto gare di campionato.













