Quello che sta succedendo sembra un controsenso. Il prezzo del petrolio è aumentato a causa del conflitto Usa/Iran (ma mesi fa a causa della invasione dell’Ucraina da parte della Russia), eppure i prezzi dei polimeri vergini usati per le produzioni di plastiche scendono e mettono fuori mercato i polimeri di riciclo. Un paradosso spiegabile con la sovraproduzione di polimeri plastici da parte dell’industria globale della raffinazione, con i magazzini pieni, e quindi la spinta a vendere sotto costo questi materiali all’industria della plastica.
Questa una delle cause della “crisi” del riciclo della plastica che sta impattando seriamente sulla gestione dei rifiuti urbani in tutta Europa, fino ad ipotizzare lo stop alla raccolta differenziata di questo materiale, cosa mai vista fino ad oggi.
Non è l’unica causa della crisi.
Un secondo motivo è l’arrivo di polimeri di riciclo importati da Paesi non Ue di bassa qualità e a basso prezzo. Anche questo un controsenso, in epoca di dazi. L’Europa in effetti ha provato ad introdurre tariffe di contrasto all’importo di polimeri di riciclo a basso prezzo, per adesso senza grande successo, per la lentezza dei provvedimenti europei e la facilità di aggirare i dazi. Proibire semplicemente l’import di questi prodotti non è facile, per le regole Wto.











