Al ministero del Made in Italy le imprese del riciclo della plastica hanno portato le richieste di un settore in difficoltà per gli alti costi dell’energia e la concorrenza di prodotti extra-Ue più convenienti. «Abbiamo avuto un incontro con il Mimit che penserà a una soluzione alla crisi che stiamo attraversando, confrontandosi anche con il Mase. Speriamo arrivi presto», racconta Walter Regis, presidente di Assorimap, l’associazione che comprende il 90% della filiera dei riciclatori e rigeneratori di materie plastiche, un comparto che in Italia conta oltre 350 aziende, circa 10mila addetti, 690 milioni di euro di fatturato nel 2024 e una capacità installata di riciclo pari a 1,8 milioni di tonnellate (dati Plastic Consult).
Triplicati costi di produzione
A inizio ottobre era già stato convocato un tavolo con tutta la filiera della plastica, che condivide le crescenti difficoltà, al ministero dell’Ambiente. «Ha colto l’emergenza e la necessità di procedere con soluzioni urgenti. Non è una crisi improvvisa: cominciata col Covid, ormai è esplosa. Il costo complessivo di produzione della materia prima seconda (frutto del riciclo, ndr) in Italia, spinto dall’energia, è triplicato rispetto a Turchia e Cina ed è 5 volte superiore rispetto al Vietnam. Il prezzo di mercato del Pet riciclato oggi è di 1.400-1.500 euro alla tonnellata. Contro gli 8-900 euro di quello vergine prodotto in Europa e i 500 di quello vergine asiatico. Non è competitivo. È una situazione insostenibile. Con il rischio di creare un tappo al processo di raccolta dei rifiuti», ribadisce Regis.






