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10 DICEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 16:07

Le montagne di plastica vergine a bassissimo prezzo che arrivano dall’Asia stanno causando, insieme ad altri fattori, la crisi del riciclo meccanico della plastica, in Italia e in Europa. Vacilla il mantra “siamo l’eccellenza mondiale del riciclo”, almeno per la plastica. Perché la verità è che gli impianti, sommersi di quella vergine, non riescono più a riciclarla (e venderla) e, dopo mesi di segnalazioni e appelli lanciati al Governo sull’emergenza dell’industria italiana del riciclo delle materie plastiche, nelle scorse settimane è arrivata la serrata. Il presidente di Assoripam (l’Associazione nazionale dei riciclatori e rigeneratori di materie plastiche), Walter Regis, ha annunciato il blocco degli impianti, segnalando il rischio di un effetto domino sull’intera filiera. “Se smettiamo di processare i lotti – aveva detto – il sistema di selezione si bloccherà in poche settimane e non ci sarà più spazio per conferire la plastica raccolta dai cittadini”. Di fatto, la raccolta differenziata nazionale rischia di fermarsi: la serrata degli impianti di riciclo sta facendo bloccare a monte anche quelli di selezione post raccolta. Tra i casi più complessi, quello della Sicilia, regione che – tra l’altro – non brilla per presenza degli impianti: in alcuni siti si sta così riducendo o sospendendo il ritiro degli imballaggi e molti Comuni sono costretti a emanare ordinanze che limitano la raccolta. Così l’eurodeputato siciliano Giuseppe Antoci (M5S) ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea, chiedendo un intervento. Per ora, si segnalano casi nel Sud della Sardegna e, a macchia di leopardo, anche in altre aree del Paese. Il rischio è che, oltre a saltare un servizio essenziale, si manchino anche gli obiettivi su raccolta differenziata e riciclo.