Come mai tanti italiani sono propensi a guardare con simpatia a Vladimir Putin, non cogliendo la pericolosità delle sue azioni? Simile indulgenza si registra anche per il regime iraniano, mentre fioccano le critiche per l'Italia e l’Europa, criticate come casta di burocrati imperialisti. Per cogliere il perché di questo ribaltamento di valori, serviva un libro, che oggi arriva, provvidenziale.

"Potere cognitivo. Analisi e modelli a confronto nei conflitti ibridi" si impone come una delle opere più necessarie del 2026 perché affronta con lucidità e profondità il tema che oggi definisce la qualità della nostra sicurezza collettiva: la mente come nuovo teatro del conflitto. Curato dai professori Luigi Caramiello e Michele Zizza, con la prefazione dell’Ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, il volume pubblicato da Editoriale Scientifica non si limita a descrivere la guerra cognitiva ma la rende evidente, concreta, operativa, mostrando come nei conflitti ibridi contemporanei la dimensione psicologica, percettiva e culturale sia ormai decisiva quanto quella militare, tecnologica o informativa.

La forza del libro sta nella sua coralità: studiosi, analisti, giornalisti e professionisti della sicurezza compongono un quadro che attraversa la resilienza sociale, l’assedio della mente, la crisi dell’attenzione, la frammentazione cognitiva delle democrazie, la reputazione come infrastruttura critica, la credibilità pubblica come bersaglio strategico, l’intelligenza culturale come risorsa, la filter bubble come distorsione sistemica, la genealogia della guerra ibrida e la superiorità cognitiva come nuovo obiettivo operativo. Tra i contributi più significativi spicca quello di Alessio Postiglione, analista e blogger dell’HuffPost, che sintetizza con precisione chirurgica la natura del nuovo dominio: "La guerra cognitiva si configura come una competizione per il dominio dell’ambiente cognitivo: obiettivo non è soltanto persuadere, ma alterare processi di percezione, attenzione, memoria e ragionamento collettivo tramite campagne sincronizzate di informazione, disinformazione, manipolazione algoritmica e tecniche psicologiche". È un passaggio che cattura l’essenza del volume: la guerra cognitiva non è un’estensione della guerra informativa, bensì un cambio di paradigma che mira a condizionare non ciò che pensiamo ma come pensiamo, intervenendo sulle condizioni cognitive che rendono credibili narrazioni, percezioni, emozioni e decisioni. In un’epoca segnata da distrazione permanente, polarizzazione incentivata, sfiducia diffusa e manipolazione sistemica, la mente diventa un’infrastruttura critica che richiede difesa, consapevolezza e alfabetizzazione strategica.