Ogni estate la stessa scena. Arriva Goletta Verde, prende una provetta, si dirige verso una foce, un canale o uno scarico, trova batteri e subito dopo la Calabria intera finisce sul banco degli imputati. Il titolo è già scritto: mare inquinato, depurazione al collasso, coste bocciate. Peccato che questa volta, a contestare la rappresentazione fornita dalla campagna di Legambiente, non siano soltanto gli amministratori del centrodestra regionale. A sollevare dubbi pesantissimi è anche il sindaco di Vibo Valentia Enzo Romeo, esponente del centrosinistra, punta di diamante del Partito democratico, la stessa area politica nella quale qualche esponente di Legambiente è stato candidato in un passato recente.
Un fronte istituzionale trasversale. Da una parte l’assessore regionale all’Ambiente Antonio Montuoro, dall’altra il primo cittadino vibonese. Uno di destra e uno di sinistra, uniti da una domanda semplice: si può raccontare lo stato del mare calabrese attraverso campionamenti effettuati prevalentemente alle foci di fiumi e torrenti, cioè in aree che non sono destinate alla balneazione? La risposta, per la Regione e per il Comune di Vibo, è altrettanto semplice: no. E non perché i problemi della depurazione non esistano. Esistono, sono noti e devono essere affrontati. Ma una cosa è denunciare uno scarico, un collettore guasto o un corso d’acqua contaminato. Altra cosa è usare quei risultati per costruire una fotografia complessiva del mare calabrese, alimentando nei cittadini e nei turisti l’idea che fare il bagno lungo le coste regionali rappresenti quasi un azzardo.












