Il mare e i corsi d’acqua della Calabria finiscono sul banco degli imputati a causa di deficit strutturali storici nella rete fognaria e nei sistemi di trattamento dei reflui. I dati emersi dal bilancio conclusivo di Goletta Verde, la storica campagna estiva di Legambiente, delineano un quadro di forte sofferenza ecologica per le coste regionali. Su 24 punti sottoposti a verifiche microbiologiche da parte dei tecnici e dei volontari dell’associazione ambientalista tra la fine di giugno e l’inizio di luglio, soltanto 9 sono risultati conformi ai parametri di legge, pari ad appena il 38% del totale. I restanti 15 campionamenti, corrispondenti al 62% delle analisi effettuate, hanno mostrato gravi criticità e cariche batteriche elevate: nello specifico, un punto è stato classificato come “inquinato”, mentre ben 14 sono stati definiti “fortemente inquinati”.

La minaccia principale per l’ecosistema marino e la salute pubblica viaggia lungo la rete idrografica superficiale. Il monitoraggio ha infatti evidenziato che ben 11 delle 16 foci di fiumi e torrenti analizzate risultano pesantemente contaminate da scarichi non depurati. Si tratta di un indicatore chiaro del fatto che le origini dell’inquinamento non si limitano ai soli centri costieri, ma coinvolgono direttamente le disfunzioni fognarie dei comuni dell’entroterra. Per accendere i riflettori su quella che viene considerata una vera e propria emergenza ambientale, gli attivisti di Goletta Verde hanno srotolato uno striscione con la scritta “Che Vergogna” alla foce del Torrente Annunziata a Reggio Calabria, un’area che si presenta come una discarica a cielo aperto e dove i cittadini continuano a bagnarsi nonostante la conclamata criticità.