Ho pensato che se avessi potere, se fossi al governo delle cose, proverei a riaprire le edicole. Stanzierei dei fondi, immaginerei un progetto (qualcosa mi è venuto in mente, ma certo bisognerebbe lavorarci), farei in modo che leggere un quotidiano tornasse a essere una possibilità per chi lo desidera ma anche per chi non ci pensa affatto eppure guarda, un giornale è lì, a portata di mano. Iniziative di incentivo alla lettura che non siano soldi a pioggia intermittenti, finanziamenti una tantum: che siano un’idea di mondo. Premessa. In quattro giorni non sono riuscita a comprare un quotidiano. Da venerdì a lunedì, in viaggio di lavoro, muovendomi in treno e in auto fra tre diverse regioni per teatri e per festival — Puglia, Abruzzo, Molise — non è stato mai possibile comprare il giornale. Non ci sono più le edicole, come tutti sappiamo, ma neppure si riesce a trovare un giornale dove fino a poco tempo fa era consueto: autogrill in autostrada (“No, la nostra catena non li tiene più. Deve uscire al prossimo casello e provare al centro commerciale”), stazioni ferroviarie di media grandezza snodi di alta velocità, grandi stazioni di carburante sulle statali. Niente.
Naturalmente non nei paesi, non negli stabilimenti balneari affollatissimi sul litorale adriatico (“Giornali? No, giornali no. Forse è aperto lo spaccio, a sei chilometri da qui, ma fino alle 14”). Un progetto, dicevo. Destinato, per esempio, a chi ha meno di 35 anni e vuole aprire un’attività. Dare le edicole senza oneri di tassazione, senza imposte e gravami, e rendere possibile anche la vendita di bibite, lì al chiosco. Un banco, due tavolini. Un posto dove tu possa sederti, prendere qualcosa da bere, sentire un po’ di musica forse e intanto trovare a tua disposizione una selezione di giornali. Che anche se non ci avevi pensato magari ti viene voglia, mentre sei lì. Che una persona anziana non deve prendere la macchina per andare a comprarlo. Che una persona giovane lo sfoglia, chissà. Un’idea politica, di comunità.







