Dal 2010 a oggi oltre sette edicole su dieci hanno chiuso battenti. L’allarme arriva da Sinagi, il sindacato nazionale giornalai d'Italia, secondo cui negli ultimi 15 anni in tutto il Paese siamo passati da oltre 38mila giornalai cosiddetti "esclusivi" (non considerando altri tipi di punti vendita, come bar o supermercati) a circa 11mila edicole.

Un calo che continua mese dopo mese, soprattutto nei piccoli centri. Anche perché, come denuncia Giuseppe Marchica, segretario generale di Sinagi, «il reddito medio di un'edicola oggi si aggira sui 900 euro: non stupisce quindi che quando il giornalaio va in pensione il chiosco chiuda senza che nessuno rilevi l'attività». A pesare, così, «non è solo la concorrenza di internet, ma sopratutto l'aumento dei costi e delle tasse a fronte di sempre minori entrate, e poi la burocrazia, la concentrazione del sistema distributivo e il minor numero di nuovi lanci e testate».

Secondo il sottosegretario all'Editoria, Alberto Barachini «le edicole sono un presidio di democrazia». Per questo il governo è intervenuto a giugno con un Dpcm destinando 17 milioni in aiuti a favore della rete di vendita della stampa. Le risorse andranno non solo alle edicole tradizionali (ampliando il bonus per gli esercenti), ma anche ai punti vendita non esclusivi e alla distribuzione nei territori locali. Si prova così a promuovere maggiormente la distribuzione nei piccoli comuni entro i 5mila abitanti. Sono poi stati stanziati oltre a 65 milioni per le società editrici. Gli edicolanti hanno accolto con favore i nuovi sostegni.