N egli ultimi anni il sistema editoriale italiano sta vivendo una fase di forte pressione. Il mercato della varia ha chiuso il 2024 con un calo dell’1,5% a valore e con 2,4 milioni di copie vendute in meno rispetto all’anno precedente; nei primi mesi del 2025 la contrazione è proseguita, segnando un –3,6% a valore. Parallelamente, i dati sulla lettura mostrano una lenta ma costante erosione: diminuisce il numero dei lettori abituali, cala il tempo medio dedicato ai libri e si restringe la quota di chi legge esclusivamente su carta. In questo scenario, i costi di produzione aumentano e la filiera, già fragile, fatica a mantenere margini sostenibili. In questo contesto molti editori- dai maggiori ai più piccoli- hanno scelto una strada parallela alla pubblicazione di libri: lanciare academy interne, scuole e percorsi di formazione online dedicati a chi sogna di lavorare nel settore. Corsi per editor, traduttori, grafici, correttori di bozze, persino social media manager specializzati nel mondo del libro e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel settore editoriale.

LE NUOVE STRATEGIE Un’offerta in crescita costante, che racconta molto dello stato attuale dell’editoria e delle sue nuove strategie di sopravvivenza. Da un lato, la formazione appare come una naturale estensione delle competenze dell’editore: chi meglio di chi produce libri può insegnare come farli nascere? È un modo per capitalizzare un know-how che il mercato tradizionale non sempre remunera, e al tempo stesso per diversificare le fonti di reddito in un periodo in cui la vendita dei libri non basta più. Le academy diventano un prodotto, un marchio, un servizio aggiuntivo capace di attirare un pubblico giovane e motivato, spesso disposto a investire somme importanti pur di entrare in un settore percepito come culturalmente prestigioso. Dall’altro lato, però, cresce una domanda legittima: quanto queste formazioni sono realmente collegate a concrete opportunità professionali?