di
Michela Cirillo
Nella seconda udienza del processo a Ginaluca Soncin ricostruiti minuto per minuto i fatti del 14 ottobre 2025. Ripercorse anche le violenze subite dalla giovane durante la relazione
Nella seconda udienza, a Milano, per il processo che vede Gianluca Soncin imputato dell’omicidio aggravato di Pamela Genini, sono stati ripercorsi, minuto per minuto, gli attimi del 14 ottobre 2025. Davanti alla Corte d’Assise della presidente Antonella Bertoja, la giudice che a Bergamo condannò in primo grado Massimo Bossetti, sono state proiettate le immagini che uno degli agenti della Squadra mobile intervenuti sul posto ha girato con il proprio cellulare dopo essere entrato nell’appartamento della 29enne di Strozza. Sono gli ultimi attimi di vita di Pamela. Lei è per terra, appena dopo l’ingresso, nell’ultimo tentativo di rimanere in vita dopo che Soncin l’ha colpita con 76 coltellate.
Dal banco degli imputati, il 52enne ha mantenuto lo sguardo dritto, rivolto verso la Corte. Girandosi, si sarebbe rivisto per terra, sanguinante dopo le coltellate che si era inferto da solo dopo l’arrivo dei poliziotti. Avrebbe forse anche incrociato lo sguardo di Pier Giuseppe Rota, compagno di Una, la madre di Pamela, che oggi non era presente in aula. A rispondere per prima alle domande della pm Alessia Menegazzo, degli avvocati di parte civile e della difesa di Soncin è stata la dirigente delle volanti della questura di Milano, Serafina Di Vuolo. Per ripercorrere i fatti passo passo si è partiti da più indietro, dal giorno in cui Soncin fece un doppione delle chiavi di casa di Pamela in una ferramenta vicino all'abitazione della 29enne. Sentito dagli investigatori, il fabbro ha confermato di aver realizzato lui il doppione.















