| 13 Luglio 2026 14:03 |
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(Adnkronos) – Sullo schermo dell’aula al primo piano del Palazzo di giustizia – dove è in corso il processo per l’omicidio pluriggravato di Pamela Genini – vengono proiettate le immagini dell’appartamento in via Iglesias a Milano dove la polizia ha fatto irruzione nel tentativo di salvare la ventinovenne uccisa con 76 coltellate, secondo l’accusa, dall’ex fidanzato Gianluca Soncin.
Il breve video realizzato con una bodycam indossata di uno dei poliziotti intervenuti la sera del 14 ottobre 2025 mostra non solo le macchie di sangue sul pavimento dell’abitazione al secondo piano, il corpo riverso a terra della vittima, il coltello e Soncin insanguinato, ma anche gli ultimi respiri affannosi della giovane, morta poco dopo che gli agenti sono riusciti a superare i due ingressi dello stabile al civico 33 e a sfondare a calci la porta d’ingresso. “Soncin ci sbatteva la porta in faccia mentre Pamela moriva” racconta la prima testimone in aula, la poliziotta che ha redatto la relazione finale sul femminicidio. Immagini che l’arrestato guarda, seduto accanto ai suoi difensori, ma che sembrano non smuovere nulla sul suo volto.
Pamela Genini è al telefono con l’amico Francesco Dolci – che sarà sentito a processo e che è indagato per vilipendio di cadavere – quando si accorge che l’imputato Soncin è entrato in casa con un duplicato delle chiavi di casa. Copia fatta dall’uomo una settimana prima in una ferramenta poco distante, svelano successivamente le indagini della Questura. In una serie di messaggi Whatsapp scrive “ho paura…entrato con copia chiavi…non so che fare, chiama la polizia” e l’amico non perde tempo. La chiamata registrata al 112 fornisce ogni elemento per arrivare in via Iglesias dove Soncin ha parcheggiato intorno alle 21.30.










