Mentre dalla Francia arriva la notizia che, alimentato dalla “canicule”, un imponente incendio sta devastando oltre 800 ettari della foresta di Fontainebleau, a sud est di Parigi, un nuovo studio mostra la correlazione tra incendi e crisi climatica in atto, in particolare riguardo quelli che sono divampati in Spagna. In Andalusia continua ad aggiornarsi il bilancio di vittime, feriti gravi e dispersi in seguito al rogo che nei giorni ha mandato in fiamme ettari di boschi, e il pensiero degli esperti torna a precedenti non lontani nel tempo. Era solo l'anno scorso, agosto 2025, quando alla ribalta delle cronache finiva il record storico di superficie bruciata segnato nel Nord-Ovest della Penisola Iberica. In quell'occasione uno studio internazionale ha ricostruito i fattori scatenanti che possono essere alla base di incendi estremi come quelli di cui sempre più spesso si sente parlare.
Il lavoro condotto sui roghi del 2025, al quale avevano partecipato per l'Italia ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche in forze all'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima (Cnr-Isac) e all'Istituto di geoscienze e georisorse (Cnr-Igg) individuava l'origine del fenomeno nella «combinazione di condizioni meteorologiche estreme e di una vegetazione particolarmente predisposta alla combustione». Lo studio è stato pubblicato su 'Global Change Biology' nel formato Science behind the news, a guidarlo il Gruppo di Modellistica Atmosferica Regionale (Mar) dell'Università spagnola della Murcia. Oltre al Cnr hanno partecipato istituzioni dalla Spagna e dal Belgio.













